Riconosco la violenza che è in me
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RICONOSCO LA VIOLENZA CHE È IN ME. SIAMO TUTTI RESPONSABILI!

Sabato prossimo ricorre la giornata internazionale contro la violenza sulla donna. E di fronte ai nuovi femminicidi pullulano le manifestazioni e i post di attrici, attori, cantanti, politici, politiche per dire STOP alla violenza.

Sono 10 anni che seguo da vicino questo tema e direi che è giunta l’ora di cambiare marcia.

Perché esprimere il nostro dispiacere, la nostra indignazione per quanto è finora accaduto e continua ad accadere alle donne, gridare a gran voce che questi fenomeni non sono più ammissibili nel 2024, spendere ininterrottamente parole di denuncia verso una piaga sociale che persiste nonostante le tante iniziative a riguardo, è limitato e forse, considerando i risultati, anche inutile.

Se siamo veramente onesti potremmo dire che la figura della donna, a partire dal dopo guerra (tanto per avere un riferimento comune grazie anche all’ultimo film, condotto in modo magistrale da Paola Cortellesi sull’argomento) ad oggi, è ancora molto intrisa di pregiudizi e stereotipi con annessi comportamenti prevaricanti diventati nel tempo più sottili, meno plateali forse, ma non per questo meno violenti.

Serve poco e a nulla puntare il dito contro gli uomini abusanti, figli di una cultura maschilista le cui origini si perdono nella notte dei tempi: ci sono, ci sono stati e ci saranno se non siamo noi a fare il primo passo ovvero a riconoscere che la violenza è parte di me, è una caratteristica intrinseca all’essere umano, perlomeno in questa terza dimensione.

E tu che, come me, t’interessi di spiritualità, di evoluzione della coscienza, di comprendere questo sistema alla deriva e prendi le distanze dalla violenza ricordati quanto Gesù ha detto: chi è senza peccato scagli la prima pietra.

Sono arrivata alla conclusione che più neghiamo la violenza in noi e la rinneghiamo nella vita, più la violenza attecchisce e fiorisce. Parliamoci chiaro, la natura non è solo dolce, placida, rilassante, è anche estremamente violenta, feroce, crudele in tante sue manifestazioni. Poiché l’essere umano è natura, va da sé che non può prescindere da ciò.

In questo 25 novembre facciamo tutti e tutte una cosa diversa. Smettiamo d’indignarci per i femminicidi che in questa settimana si erigono a simbolo di tutte le altre forme di violenza presenti nel mondo (bullismo, mobbing, guerre, modalità predatorie nei confronti dei più deboli, soprattutto i bambini e discriminazioni verso i diversamente abili, gli immigrati, gli anziani) e riconosciamo la violenza che è in noi.

La violenza, così come l’arroganza, la vendetta, l’odio sono sentimenti che ci appartengono e rappresentano tutto ciò che è in ombra. Se scegliamo di reprimere l’ombra, quello che ciò scatena è davanti ai nostri occhi e le cose possono solo che peggiorare. Bisogna riconoscere l’ombra, che non significa agirla ma, al contrario, allearci con essa per orientare queste energie in modo creativo e generativo.

So che è molto difficile quello che sto dicendo perché a nessuno piace, neppure a me, ammettere di essere violento. Si preferisce indossare l’abito del bravo, bello e buono perché è più popolare, si viene approvati e tutti abbiamo fame e sete di consenso sociale.

Ma se guardiamo in fondo alla nostra anima nera vedremo quanta violenza ci scorre nel sangue e pulsa nel cuore.

Non servono gesti eclatanti. Siamo violenti, ad esempio, quando scansiamo stizziti una persona che ci chiede l’elemosina, quando imprechiamo contro chi non è stato in grado di fare le cose come noi volevamo, quando ci scagliamo verso coloro i quali non rispondono alle nostre aspettative.

So cosa stai pensando: “Virginia, non mi puoi paragonare questi esempi a un femminicidio”. E certo che no ma il piccolo fa il grande e se non parto da me, se non permetto all’ombra che mi abita di avere il suo riscatto, la sua rivincita, anch’io avrò giocato il mio ruolo affinché la violenza abbia radici sempre più profonde e radicate.

Uniamoci e condividiamo: Riconosco la violenza che è in me! Siamo tutti responsabili.

Con amore,
Virginia

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