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Le persone non leggono

Mi sembra il tormentone che ci accompagna da diversi anni e che ora, più che mai, si sta affermando con grande forza…

Eppure sono convinta che non sempre sia vero. Sarà che conosco tante persone (inclusa me) che amano leggere e leggono. Nell’oceano sconfinato della rete dove viaggiano informazioni continue di ogni tipo, più facilmente si legge senza attenzione.

Si dà un’occhiata veloce a quello che viene proposto per passare subito oltre. Ecco che allora impazzano i reel, video divertenti e immersivi dove puoi rappresentare in pochi secondi la storia del tuo brand, informare il tuo pubblico e farti scoprire da persone a cui potrebbe piacere la tua attività.

Leggere fa bene ai bambini!

 

I reel sono la nuova frontiera della comunicazione social per catturare l’attenzione, far sì che qualcuno possa cogliere il messaggio e magari rispondere con un like. Ma forse anche la reazione è superata visto che contano le visualizzazioni. Già, le visualizzazioni!!!

Ora mi chiedo:

“Ma se si passa da un contenuto all’altro senza sosta, quanto mi rimane di ciò che ho guardato?”

Mi sono laureata in Sociologia agli inizi del 2000 e tra le materie c’era anche “Teorie e tecniche di comunicazione di massa” dove si evidenziava come l’individuo potesse essere facilmente sottoposto a un bombardamento mediatico.

Sono passati più di 20 anni da allora e mi domando: “se prima c’era un bombardamento mediatico, adesso a cosa ci troviamo di fronte?”. Con questo discorso non voglio demonizzare niente e nessuno.

Però abitando anche gli spazi virtuali m’interrogo su cosa e come proporre il messaggio che sento il desiderio di veicolare. Percorrere le mode del momento è una possibilità che si presenta ogni giorno ma c’è una cosa che conta più di tutte per me: la propria identità.

 

Cosa me ne faccio se raggiungo dei risultati socialmente considerati vincenti e poi non so più chi sono e perdo me stessa/o? Non è piegandosi a logiche consumistiche che realizzi pienamente ciò che sei. Credo che alla fine, ciò che ti premia, non sia omologarti ai diktat degli algoritmi, ma una scelta libera, autentica, vera. Avrei potuto dire tutto questo in un video, forse sarebbe stato più impattante, coinvolgente e quindi virale. Non ci sarebbe stato niente di male ma non sarei stata io.
Almeno oggi.

Alle interrogazioni orali ho, spesso e volentieri, preferito lo scritto perché mi permetteva di sostare, di meditare sul processo, di avere i miei tempi per rispondere e decidere.

In una realtà così mutevole risulterò forse anacronistica, eppure mi fa sentire bene essere in questo qui e ora, vedere le lettere che scorrono sul monitor del pc e sapere che ci ritroveremo in un respiro che non è affanno, in uno scambio che non è frettoloso, in un contatto che non fugge subito via.

È questa l’atmosfera che amo creare tutte le volte che insegno, comunico, lavoro, ovvero tutte le volte che sono in relazione con un altro essere umano.

È questa la garanzia per un incontro generativo che arricchisce, apre orizzonti e nuove visioni.

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